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MITZPÉ – OSSERVATORIO
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MARCO PAGANONI
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| 25-05-2009 |
| Lettere ebraiche su un sigillo in osso del periodo del Primo Tempio |
Alcuni giorni fa, in occasione di una visita della presidenza del parlamento israeliano alla “città di David”, a Gerusalemme, è stato esposto per la prima volta un sigillo ebraico che risale all’epoca del Primo Tempio.
Il sigillo è stato rinvenuto in uno scavo in corso alle mura attorno al Parco Nazionale di Gerusalemme per conto della Israel Antiquities Authority, in collaborazione con la Nature and Parks Authority, sotto la direzione del professor Ronny Reich dell’Università di Haifa e di Eli Shukron, della Israel Antiquities Authority, ed è finanziato dalla Ir David Foundation.
Il sigillo, fatto di osso, è stato trovato rotto e con un pezzo mancante dal lato superiore destro. Due linee parallele dividono la superficie del sigillo in due registri su cui sono incise le lettere ebraiche
לשאל
ריהו
Un punto seguito da un’immagine floreale o un piccolo frutto appare alla fine del nome sul fondo.
Il nome del proprietario del sigillo è completamente conservato ed è scritto nella forma abbreviata del nome שאול (Shaul). Il nome è noto sia dalla Bibbia (Genesi 36:37; 1 Samuele 9:2; 1 Cronache 4:24 e 6:9) che da altri sigilli ebraici.
Spiega il prof. Reich: “Questo sigillo va ad aggiungersi ad un altro sigillo che è stato trovato prima e a tre bullae ebraiche (pezzi di argilla con impronte di sigillo) scoperte nelle vicinanze. Questi cinque oggetti hanno grande importanza cronologica per lo studio dello sviluppo nell’uso dei sigilli. Infati le numerose bullae scoperte nell’adiacente vasca scavata nella roccia, trovate insieme a pezzi di vasellame della fine del IX-inizi dell’VIII secolo a.e.v., non portano lettere semitiche. Invece i cinque manufatti epigrafici ebraici sono stati recuperati dal terreno degli scavi all’esterno della vasca, che conteneva pezzi di vasellame che risalgono all’ultima parte dell’VIII secolo. Sembra che lo sviluppo nel disegno dei sigilli sia avvenuto in Giudea nel corso dell’VIII secolo a.e.v. Nello stesso tempo in cui incidevano figure sul sigillo, a un certo punto cominciarono anche a incidere i nomi dei proprietari del sigillo. Questo pare sia avvenuto quando cominciarono a identificare il proprietario del sigillo con il suo nome invece che con qualche tipo di rappresentazione grafica”.
Sembra che l’“ufficio” che amministrava la corrispondenza e riceveva le merci, tutte sigillate mediante bullae, abbia continuato ad esistere e a operare in modo regolare anche dopo che fu costruita un’abitazione residenziale dentro la stessa “vasca nella roccia”, ed il terriccio e le macerie contenenti le molte bullae summenzionate restarono intrappolate sotto il pavimento. Questo “ufficio” continuò a generare macerie che contenevano bullae, che erano aperte e rotte, oltre a sigilli che non erano più usati e venivano buttati nel mucchio dei rifiuti, che continuava ad accumularsi attorno.
(Da: mfa, 19.05.09) |
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Riflessi del Codice di Hammurabi su una tavoletta cuneiforme trovata a Hazor da archeologi dell’Università di Gerusalemme

Università di Gerusalemme

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